Gli stimoli condizionati

Pavlov

È chiaro che per poter mettere in pratica un nuovo comportamento è indispensabile, prima di tutto, riuscire a mettere da parte la vecchia risposta, cioè disimparare il vecchio comportamento. Ma per poter fare questo bisogna che possiate arrivare alla fine del Vecchio stimolo senza che la vecchia risposta abbia luogo. Soltanto così potrà avvenire quel fenomeno della psicologia dell’apprendimento chiamato oblio, cioè, appunto, La capacità di dimenticare un comportamento appreso in precedenza.

Prendiamo il cane di Pavlov per esempio. Pavlov prese questo cane, lo legò in laboratorio, gli mise in bocca un misuratore di saliva che era praticamente una provetta graduata collegata direttamente alle ghiandole salivari dell’animale. In questo modo poteva vedere la quantità della risposta automatica di salivazione nel cane in relazione ai vari stimoli.

il cane di PavlovPer prima cosa Pavlov misurò la quantità di risposta allo stimolo naturale costituito da una precisa quantità di carne in polvere. Inizialmente Pavlov non stava studiando l’apprendimento degli animali, quanto piuttosto le reazioni fisiologiche di questi. Il caso volle, però, che, per automatizzare il processo della somministrazione dello stimolo, utilizzasse un dispositivo meccanico che produceva un certo rumore ogni volta che veniva attivato. A un certo punto notò che il cane produceva la risposta di salivazione anche al solo sentire il rumore caratteristico, senza che ci fosse lo stimolo naturale. Questo aprì la porta a tutto quello che oggi viene chiamato psicologia dell’apprendimento e che portò a Pavlov il Nobel per la sua scoperta dello stimolo condizionato.

Il cane salivava solo perché sentiva lo stesso rumore che sentiva tutte le volte che stava per arrivare la polvere di carne, quindi vuol dire che aveva fatto un’associazione involontaria e automatica tra lo stimolo precedente (il rumore) e lo stimolo successivo (la carne). Siccome all’origine è solo la carne che fa scaturire la risposta fisiologica (la salivazione), la carne viene chiamata stimolo incondizionato (che funziona senza condizioni, appunto), mentre il rumore si chiama stimolo condizionato (che funziona, cioè, solo a condizione che venga fatto sentire subito prima della carne).

Una volta che la risposta condizionata (cioè la salivazione in seguito al solo stimolo condizionato, il rumore) è in atto, è possibile trasmettere la capacità di condizionare altri stimoli. Pavlov, infatti, provò anche ad associare un secondo stimolo di diversa natura, l’accensione di una lampadina, al primo stimolo condizionato, il rumore. Il risultato fu lo stesso: l’apprendimento si trasmetteva da uno stimolo condizionato all’altro.